mercoledì 9 marzo 2011

Vitamine e salute

La presenza negli alimenti di sostanze in grado di svolgere altre funzioni, oltra a quella energetica e plastica, è stata supposta già molto tempo prima della vera e propria scoperta delle vitamine, osservando l'insorgenza di determinate malattie in occasione di modificazioni prolungate dell'alimentazione abituale imposta da circostanze spesso avverse. Ad esempio, era stato osservato che lo scorbuto, malattia dovuta alla mancanza di vitamina c, faceva numerose vittime tra gli equipaggi dei velieri che solcavano gli oceani nel XVII e XVIII secolo a causa della mancanza di verdure fresche nella dieta dei naviganti. L'esattezza dell'osservazione venne confermata della scomparsa della malattia in seguito a un'ordananza emanata a fine '700 dall'ammiragliato britannico, che imponeva che ciascun membro dell'equipaggio dovesse consumare la razione di ½ limone al giorno.

benessereAnalogamente la scomparsa dalla navi giapponesi del beri-beri, malattia dovuta alla carenza di vitamina B1, fu determinata dalla modificazione della dieta introdotta dal capo della flotta nipponica nella metà del secolo scorso.

Certamente il passo più importante per l'identificazione del beri-beri fu compiuto verso la fine del '800 quando un medico olandese, in servizio presso le prigioni di Giava, notò che i polli allevati nel cortile del carcere con gli avanzi dei pasti dei prigionieri si ammalavano di una malattia simile al beri-beri umano, di cui erano affetti la maggior parte dei prigionieri.

L'alimentazione di costoro era costituita quasi esclusivamente di riso, l'alimento principale di tutta la città sede della prigione, ma, a differenza di quello impiegato dai civili, il riso utilizzato per l'alimentazione dei prigionieri era brillato, cioè privato della sua cuticola esterna. Poiché con l'introduzione del riso non brillato nell'alimentazione dei polli si assistette alla scomparsa della malattia, tornò logico pensare che nella cuticola che riveste il chicco di riso dovesse esservi una sostanza strettamente attinente alle funzioni dell'organismo animale, di naturale essenziale, in quanto non sintetizzabile a partire da un altro materiale alimentare. Alcuni anni dopo venne identificato il composto responsabile di questa funzione e venne denominato come vitamina, termine successivamente esteso a tutte le sostanze aventi la caratteristica di essere essenziali e indispensabili per mantenere lo stato di salute e benessere. Si impiegò poi il sistema di designare le vitamine con le lettere dell'alfabeto, il che divenne motivo di confusione quando si scoprì che in alcuni casi l'attività vitaminica attribuita in origine a un singolo composto era in realtà condivisa da diverse sostanze. Comparve così la designazione di gruppi di vitamine con un numero progressivo sottoscritto alla lettera (es: vitamina b, di cui sono componenti, b1, b2, etc.).

Oggi che conosciamo la designazione chimica dei singoli componenti, la designazione delle lettere dell'alfabeto non sarebbe più necessaria ma continuiamo a usarla per consuetudine.

Le vitamine sono oggi divisibili in due gruppi: vitamine liposolubili, disciolte cioè nei grassi, e vitamine idrosolubili. Di tutte conosciamo le principali funzioni e i corrispettivi sintomi in caso di carenza; di molte sappiamo anche come funzionano. Per ciascuna inoltre è nota la quantità giornaliera raccomandata da introdurre con gli alimenti; in caso di carenze è richiesto un periodo particolarmente lungo prima che si manifestino i sintomi dell'avitaminosi.

L'avitaminosi è dovuta a mancanza di cibo e pertanto oggi è un'evenienza piuttosto sporadica nella nostra società, dovuta molto spesso a un'alimentazione inadeguata, monotona o all'esclusione dalla dieta di determinati alimenti per cause psicologiche o patologiche.

Nei paesi sottosviluppati invece, l'alimentazione già spesso appena bastante a garantire l'apporto minimo sufficiente, può essere ulteriormente compromessa da eventi che inteferiscono con la produzione agricola. In questo caso la diffusione dell'avitaminosi tende ad assumere un'impronta epidemica, interessando in particolare gli strati più vulnerabili della popolazione, appresentati da vecchi, bambini, nutrici e gestanti per i quali i bisogni di certe sostanze nutritive sono relativamente superiori a quelli dell'adulto.

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